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+ + Lo Strano Mondo Del Cinema Horror e Underground Orientale (parte III)

Merita una citazione a parte il regista Koji Wakamatsu, un cineasta contro corrente, sempre pronto a sconvolgere lo spettatore col suo anti-perbenismo, i suoi maniaci stupratori e le sue donne vittime-carnefici. Un universo fatto di deviazioni e perversioni frutto di una società in cui secondo Wakamatsu, visto gli anni in cui siamo, era di moda e quasi obbligato, essere di sinistra e protestare contro tutto e tutti. Nel 1965 realizza lo sconvolgente "Secret Acts Inside Four Walls" (Kabe No Naka No Himegoto) a.k.a. “Skeleton In the Closet” che diede molto fastidio alla Eirin, la commissione di censura, che in un primo momento non voleva far uscire il film ma, grazie alla Nikkatsu, grande casa di produzione, lo presentò al Festival di Berlino, nonostante le pressioni del governo, anche se alla fine la Nikkatsu stessa lo fece sì uscire nelle sale ma senza un minimo di pubblicità per paura di eventuali ritorsioni. Del 1966 è invece un altro film stile sado: “When Embryo Goes Poaching” (Taiji Ga Mitsuryo Suru Toki) a.k.a. “The Embryo Hunts In Secret” il quale è sì un film drammatico ma possiede alcuni momenti molto forti e narra la storia di uno studente che si prepara per un esame già sapendo che non passerà per la sua scarsa istruzione e per lo sconforto diventa uno psicopatico che si masturba mentre spie alcune donne tramutando il suo odio verso la società in uno stupro prima e nell’omicidio poi della vicina di casa; continuando nella sua missione di sconvolgimento totale ecco uno dei suoi prodotti migliori: “Violated Angel” (Okasareta Hakui) del 1967; è quindi la volta di “Go, Go-Second Time Virgin” (Yuke, Yuke-Nidome No Shojo) del 1969 dove la protagonista, dopo essere stata stuprata per due volte da delle gangs, si fidanza con un ragazzo che ha appena ucciso i suoi genitori ed una coppia che partecipava ad un’orgia. I due poi passano il tempo a discutere dei problemi che affliggono il mondo, dei giovani e delle responsabilità dei genitori deviando lo spettatore verso un versante “politico” di protesta sociale. Con “Geba Geba Virgin” (Shojo Geba Geba) del 1970 si tocca l’apice della poetica, malata, del regista, un film che potrebbe essere paragonato a “Salò” di Pasolini.
Sempre in questo decennio moltissime altre pellicole vennero realizzate e ne citiamo alcune più importanti come “Bed of Violent Desires”(Boyoku No Shikibuton) del 1967 di Yuzuru Watanabe storia di due amanti che uccidono il marito di lei e subiscono una tremenda vendetta da parte della figlia che ha scoperto tutto; “Ten Years of Evil” (Akudama Junen) di Haku Komori dello stesso anno in cui un ex-prete buddista, passato dallo spirito alla carne, dipinge i suoi incubi fatti di stupri e violenze e per raccogliere l’ispirazione rapisce e sevizia delle giovani prede; altri film più o meno con gli stessi toni sono “Virgin Cruelty”, “Vicious Doctor” (Akutokui) del 1967 di Seiichi Fukuda in cui una dottoressa viene brutalizzata più volte da un pazzo innamorato di lei che obbligherà l’uomo ad assistere alla sua automutilazione della vagina una volta restata incinta; e “White Skin In the Dark”. Si scosta dalla massa un “delizioso” film di Yasuzo Masumura del 1965 dal titolo “Blind Beast” (Moju) decisamente un film sopra le righe.
Da un decennio all’altro siamo giunti agli anni 70 e proprio all’inizio di questi anni il regista Michio Yamamoto si concentra su una trilogia vampiresca conosciuta come “Blood Thirsty Trilogy” (Noroi No Yakata: Chi O Suu) che venne accolta con interesse e soprattutto con molta curiosità dal pubblico giapponese il quale, a parte i due film già citati di Nobuo Nakagawa “La falena vampiro” (Kyuketsu-ga) del 1956 e “La donna vampiro” (Onna Kyuketsuki) del 1959. Il primo della serie è “Blood Thirsty Doll” (Chi O Suu Ningyo) del 1970; il secondo è invece il più conosciuto poiché è giunto anche in Italia ed è “Il sangue di Dracula” (Chi O Suu Me) del 1971. Il terzo ed ultimo è “Blood Thirsty Rose” (Chi O Suu Bara) del 1975. Questi film risentono però pesantemente dell’influenza occidentale, anche nella personalità stessa dei personaggi e nel loro modo di pensare. Invece i vampiri sono più vicini alle tradizioni popolari nipponiche con un make-up che ricorda il teatro kabuki. Il tentativo di rinnovamento di Yamamoto non ebbe molto successo cosa che invece riuscì in parte a Nobuhiko Obayashi con lo strepitoso e psychotronico “House” (Ie a.k.a. Hausu) del 1977.
Ritroviamo anche in questi anni, nei primissimi anni 70, ancora Koji Wakamatsu con tre film significativi: “Shinjuku Mad” e “Sex Jack” del 1970 e “The Angelic Orgasm” (Tenshi No Kokotsu) del 1972 diversi per certi versi dai predecessori perché caratterizzati da una minoranza di sesso a favore della violenza. Qui si narrano le imprese di un gruppo paramilitare estremista i cui membri, durante un blitz ad una base militare americana, vengono uccisi e mutilati facendo trasparire che tra di loro c’è una spia e così si danno all’ultra-terrorismo (!) ma alla fine vengono tutti sterminati dal gruppo cui facevano parte prima di ribellarsi.

 

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