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+ * "KIKIOBOE": il primo corto italiano in Giappone

KIKIOBOE-GYOKUSEKI KON KOU
(Una storia già sentita-La buona e la cattiva sorte)

di Christian Arioli



Cast: Reiko Nagoshi, Emiko Nakakogi, Paolo Del Fiol
Effetti speciali trucco: Reiko Nagoshi
Effetti digitali: Paolo Del Fiol
Direttore della fotografia: Reiko Nagoshi
Soggetto e Sceneggiatura: Reiko Nagoshi, Paolo Del Fiol
Montaggio: Paolo Del Fiol
Regia: Paolo Del Fiol
Durata: 27’
Anno: 2006

La storia inizia quando due amiche trovano nei pressi di un tempio un gatto di plastica portafortuna al quale chiedono vengano esauditi due desideri.


Una volta tornate nelle rispettive case trovano ad attenderle una gradita sorpresa: la prima ragazza un dolce alle fragole, la seconda un fidanzato.


Ma il giorno seguente il pasticcino ha un sapore meno gustoso del precedente ed il ragazzo si comporta in uno strano modo.


E ogni giorno che passa sarà sempre peggio...


Questa è la trama su cui si basa il gustoso corto girato da Paolo Del Fiol (vincitore al Joe D'Amato Horror Festival di quest'anno con "Where Am I ?") nel meraviglioso paese del Sol Levante, un sogno che molti di noi serbiamo in un cassetto che difficilmente si potrà aprire.



La location giapponese ha sicuramente giovato non poco al successo del lavoro perché subire il fascino di questo Paese è alquanto normale ma in sé è il modo in cui viene narrata la vicenda che rende questo "Kikioboe" un vero prodotto made in Japan, sembra di assistere ad un film girato da un orientale, semplice, certo, ma di sicuro impatto visivo.


La storia è molto coinvolgente e ben strutturata, i tempi sono quelli giusti (forse qualche lungaggine di troppo in alcune sequenze come quella nel supermarket) e tutto fila liscio fino all'inquietante finale. Unica nota dolente, perché una bisogna sempre trovarla altrimenti si rischia di passare solo per adulatori interessati, dicevo, unica nota dolente è il sangue un po' troppo "marmellatoso" sul viso di Emiko ma credetemi: passerà inosservato !


Abbiamo voluto incontrare il regista per saperne di più sulla realizzazione del corto e Paolo ha accettato volentieri di raccontarci i retroscena:

"In Gennaio mi trovavo con mia moglie Reiko e lì mi è venuta l’idea di fare un corto, non potevo non cogliere quest’occasione !


L’idea di base mi è venuta quando a Kyoto ho trovato un gattino portafortuna e così ho pensato ad un gatto avido (maneki neko) che in cambio di esaudire i desideri delle protagoniste entro una settimana vorrà essere pagato altrimenti i desideri, man mano che si avvicina la scadenza, si trasformeranno in incubi.


Il fatto di aver girato in Giappone se da un lato mi ha favorito per le locations dall’altro mi ha penalizzato a causa della lingua (nonostante Reiko, ovviamente sappia il giapponese) soprattutto nel dirigere Emiko con la quale comunicavo a gesti mentre Reiko traduceva quello che doveva recitare.
Bisogna anche tener conto che non avevamo a disposizione nessun mezzo tecnico se non lo stretto necessario: la videocamera; per cui per le luci abbiamo ripiegato su una lampada blu di lettura tenuta accesa per attenuare i toni giallognoli degli ambienti interni.
Come se non bastasse nessuna delle attrice voleva morire ! In corsa ho dovuto invertire i ruoli visto che Emiko alla fine ha accettato il suo destino.
Un’altra attrice da non dimenticare è sicuramente la cagnolina della famiglia di Reiko, Himechan che ha recitato decisamente bene per essere la sua prima volta.


Probabilmente sarà anche l’ultima visto che i vicini non hanno gradito la sua interpretazione per così dire sopra le righe (secondo loro il cane ha abbaiato più forte del solito e per di più fino a tarda notte: erano le 23:30…).
Altro grave problema è stato il tempo: avevamo solo 6 giorni per terminare le riprese e in effetti ci siamo stati dentro visto che il girato è stato fatto in soli 3 giorni lavorativi.
Per gli effetti speciali, i pochi contenuti nel film, sono stati raffazzonati come meglio si poteva perché non siamo riusciti a trovare nulla che si poteva utilizzare. Una sequenza però che secondo me è riuscita è quella in cui Reiko viene aggredita da uno scarafaggio gigante uscito dal pasticcino rancido. L’idea per quest’effetto mi è venuta in un supermarket dove in omaggio con delle caramelle vi erano appunto questi insettoni di plastica.
In Giappone non è possibile filmare da nessuna parte senza autorizzazione, nemmeno per strada o fuori da casa propria senza il consenso del vicinato perciò ogni ripresa è stata “rubata” compresa quella nel tempio dove alcune persone ci guardavano minacciosi pur essendo quello un luogo pubblico. Un altro piccolo (è il caso di dirlo) inconveniente è quando siamo incappati in una vecchietta stile manga alta forse un metro e con una mascherina bianca (quelle tipo da chirurgo) sul volto che inveiva improperi contro di noi. Per non parlare dei giovani bikers (in bicicletta) delle scuole medie che ronzavano attorno alle due ragazze.
Per quanto concerne un discorso prettamente tecnico sono soddisfatto della resa finale del film e anche del montaggio anche se dopo quindici giorni ci siamo accorti di un errore: nella sequenze delle scene di giorno in giorno si salta dal giovedì direttamente al sabato perché la scena ce la siamo dimenticata e ritornare per girarla era un po’ impossibile quanto impensabile !"



 

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