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Le interviste di Christian Arioli




LA SAGGEZZA DEL SAGGIO: INTERVISTA A SIMONA BRANCATI

Simona Brancati è prima di tutto un’amica. Poi è una brava scrittrice, giornalista, saggista, sceneggiatrice, attrice... L’ho conosciuta a Roma alla presentazione del suo saggio su Quentin Tarantino “Kill Tarantino”. E’ un’appassionata di cinema ma di cinema vero, sanguigno, di genere – come dicono alcuni – e sa cosa vuol dire provare un’emozione.

Partiamo dall’ultimo tuo lavoro: "Kill Tarantino". Non è solo una minaccia al regista, vero ?
- Più che una minaccia al regista è un invito per il pubblico...sono fornite anche le “istruzioni per l’uso”! Quentin Tarantino è una creatura mutante e cannibale, esattamente come i suoi film, va uccisa per possederla e conoscerla...Il libro segue il percorso della detection poliziesca, si avvale di armi, verbali, sopralluoghi e check list. ogni capitolo investiga una faccia della”creatura”, ne smonta i pezzi e li esamina alla lente d’ingrandimento, ma alla fine sta al lettore rimontarli per risolvere il caso.

Qual è stata la miccia che ti ha fatto scaturire in testa di scrivere questo saggio ?
- Le iene. Nel ’92 mi trovavo al cinema a vedere questo film, e con l’animo della talent scout sono rimasta affascinata dal linguaggio del regista, allora sconosciuto. Nulla di nuovo in realtà, ma detto in modo nuovo. dal ’94 in poi con la palma d’oro il mio fiuto ha avuto ragione e mi sono messa a raccogliere materiale e a trovare collegamenti tra il suo linguaggio e quello che stava esplodendo negli anni novanta. intendo dire il post-moderno e via di seguito. lo studio è partito da qui.

Hai avuto occasione di parlare col diretto interessato ?
- C’è stato un breve scambio di battute all’ultima Mostra di Venezia. mi sembrava di essere come un re magio...gli ho portato tanti doni, uno per ogni anno in cui l’ho seguito! no, scherzo, avevo con me un’enorme busta contenente il libro, il dvd “bookstage” e una maglietta formato maxi con la copertina e una frase del libro. Tarantino mi ha guardata spaventatissimo per le dimensioni del plico...avrà pensato lì per lì al delirio di una folle e me l’ha fatta depositare in hotel ...forse per vedere a distanza di sicurezza se esplodeva...ma poi ci siamo salutati con grandi sorrisi...

Sei stata a Venezia alla Mostra del Cinema. Come sta il nostro cinema ?
- Ci vorrebbe una convenzione con l’industria del prozac. Non voglio essere polemica e quindi parlerò del (unico) film che mi è piaciuto molto per lo stile registico e per il ritmo con i quali è stata affrontata una storia dei nostri giorni. Parlo di “Volevo solo dormirle addosso” di Eugenio Cappuccio. Trovo Giorgio Pasotti bravo, ha mantenuto con naturalezza la promessa dei suoi inizi. Se invece parliamo del cinema italiano segreto e dimenticato, ovvero la rassegna dei b-movies, potrei tenerti al tavolino per ore e ore. Una grande emozione non solo rivedere questi film, ma vedere anche la “sala volpi” affollata ogni giorno di gente, anche molto giovane , che durante la proiezione si sono lasciati andare ad applausi-fiume per alcune chicche trash. Da un punto di vista sociologico credo che il cinema di genere sia in grado di compattare il branco e di creare schemi espressivi riconoscibili e condivisibili da tutti.

E’ stato difficile arrivare alla pubblicazione oppure l’editoria è meno complessa del mondo del cinema ?
- Sai quale immagine mi viene in mente davanti a questa domanda? Quella del gatto e della volpe...perciò potrei anche fermarmi qui. Anzi no, aggiungo che se perseveri alla fine li metti in trappola entrambi...realizzi il sogno e trovi finalmente chi crede e investe su di te.

Torniamo al tuo libro: sei soddisfatta dell’esito finale ?
- Moltissimo. L’idea di dare uno stile narrativo ad un saggio di cinema, e di usare la prima persona nelle parti dove racconto le interviste e le testimonianze di alcuni personaggi che in qualche modo hanno conosciuto o lavorato con Tarantino, è stata premiata. In questo il giornalismo mi è servito. Devi essere chiaro sempre comunque e con chiunque. Da tutti ricavi qualcosa ma se non ti fai capire nessuno si avvicina a te. La più grande soddisfazione è stata quella di essere stata letta in due notti da persone che detestano i libri di cinema perché preferiscono l’approccio alla sala puro e incontaminato.

Hai anche realizzato alcuni corti. Hai anche recitato. Scritto sceneggiature. Cosa vuoi fare da grande ?
- Tornare bambina. Non ridere è così. Mi piace l’idea di crescere e mantenere incontaminati lo sguardo e la voglia di fare e sperimentare cose....per mettere ogni volta un sogno nuovo. L’ultimo è quello di fare una sceneggiatura tosta da un romanzo che ho scritto ma non ancora pubblicato. Una spy-story esoterica.

Cos’è un bookstage ?
- Un “dietro le quinte di un libro”, volevo far vedere dal vivo e integralmente le interviste, visto che poi nella fase successiva di stesura e inserimento nel libro molte cose sono andate irrimediabilmente perdute, tra cui battute, espressioni e personalità.

In questo dvd hai intervistato anche Enzo G. Castellari. Che tipo è ?
- Dopo aver parlato 5 minuti con lui corri a vedere qualsiasi cosa. Ti trasmette la passione vera per il cinema, quello in cui inventi ciò che non hai, e quando lo hai lo sfrutti al massimo e lo spremi come un limone per non sprecare nulla. E’ uno dei riferimenti di quel cinema di genere di cui parlavo prima, pulsionale, istintivo, fatto con gioia entusiasmo e un pizzico di ingenuità trash da chi vuole stupire il pubblico perché non dimentica che è lui il vero referente dei suoi prodotti.

Com’è nata la passione per il cinema ?
- E’ nato prima l’uovo o la gallina? Forse, c’è sempre stata. Ricordo che da bambina avevo una specie di accordo segreto con mio nonno, mi facevo portare al cinema a vedere prima i cartoni animati, poi più avanti James Bond, così lui poteva fumare in santa pace, seduto al caldo e lontano dai divieti di mia nonna.

Che differenza c’è tra lo scrivere per il cinema (soggetti, sceneggiature...) ed un racconto destinato alla carta stampata ? Ti poni in due modi differenti per la creazione della storia ?
- In realtà no, a parte le ovvie differenze tecniche. Quando scrivo un racconto ma anche qualcosa di più tecnico come un saggio , mi viene naturale pensare a delle immagini, evocare i concetti sfruttando il visivo che è anche più immediato a livello percettivo. Per questo trovo la sceneggiatura divertente, puoi tagliare il superfluo e rimanere concentrato solo su ciò che si vede, che è l’unica cosa importante.

A che cosa stai lavorando in questo momento ?
- A mettere in cantiere un po’ di cose, prima però devo sistemare il cantiere...

E il futuro cosa ti riserberà ?
- Conseguentemente alla domanda di cui sopra: Un oggi organizzato in grande stile

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