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Le interviste di Christian Arioli




EROS E THANATOS: IL CINEMA DI ROGER A. FRATTER

Roger Fratter è la prova che il cinema indipendente italiano c’è e si fa sentire. Ha iniziato la sua carriera girando tra amici i primi prodotti amatoriali ma col tempo, e soprattutto la costanza, è riuscito ad emergere dal calderone indie e si è riuscito ad imporre ad un certo tipo di pubblico attento a certe nuove correnti di pensiero cinematografico.

Com’è iniziato il tuo amore per il cinema ?
- Da bambino, all’età di 5 anni mia madre mi portò a vedere “Jesus Christ Superstar” di Norman Jewison al cinema parrocchiale del mio paese. Fu amore a prima vista. Mi comprò pure l’ LP e imparai tutte le canzoni a memoria. Così anche la musica divenne una cosa fondamentale nella mia vita e lo è tutt’ora...lo capisci anche dai miei film...la musica ha un’importanza fondamentale, non fa da sottofondo alle immagini ma è parte fondamentale del film stesso.

Hai avuto difficoltà ad emergere dal marasma del cinema indipendente ?
- Non più di tanto, nel senso che realizzo piccoli cortometraggi dall’età di 9 anni e dal primo giorno che ho partecipato ai concorsi o sempre vinto premi (alcuni molto prestigiosi). Quando ho preso la cosa più seriamente ed ho realizzato lungometraggi i miei lavori hanno sempre trovato una loro visibilità e questo ha permesso di farmi conoscere molto al pubblico di settore. Nell’ambiente dei concorsi ero comunque già conosciuto da molto tempo.

Hai un genere od un regista al quale ti senti più legato ?
- Antonioni, Rossellini e Zulawski per il cinema d’autore, Fulci per il thriller, Castellari per il cinema d’azione e Fernando di Leo per il cinema noir. Ma amo prevalentemente i film e quello che riescono a comunicare, non i loro autori.

Come vedi il nuovo cinema italiano ?
- Non bene. Anche se molti autori coraggiosi ci sono e li apprezzo molto per come lavorano. Penso a Salvatore Piscicelli , a Donatella Maiorca, a Pappi Corsicato e molti altri che non cito.

Nei tuoi films c’è spesso il connubio sesso/morte: qual è, se esiste, il confine tra queste due tematiche ?
- Trovo che il sesso non sia goliardico e allegro così come lo rappresenta Tinto Brass. Almeno per come lo vivo io. Trovo che vedere due che fanno l’amore sia un “atto” visivamente drammatico ed emozionalmente “forte”. Amare è come un po’ morire. Scherzi a parte nei miei film il sesso non è così esasperato come si pensa. E’ esasperata invece la violenza, soprattutto nei primi film. In “Innamorata della morte”, l’ultimo che ho girato, non c’è sesso e non c’è sangue più di tanto. E’ un film d’atmosfera sulla morte.

Quanta importanza dai alla musica nei tuoi lavori ?
- Come dicevo prima tantissimo. Il cinema indipendente nostrano sta vivendo un momento molto florido ma pochi addetti ai lavori ne sono a conoscenza: perché secondo te questa disattenzione alle nuove leve ? Forse per mancata elasticità mentale.

Parlaci dei tuoi lavori.
- I miei film sono molto ambiziosi, qualcuno più, qualcuno meno. A parte “Abraxas” che vuole essere un omaggio al “trash” degli anni settanta tutti gli altri miei film, e sottolineo tutti, possono essere visti a più livelli e quindi approfonditi. C’è un grande voglia di comunicazione e di sperimentazione. Non ho mai fatto un film uguale all’altro. “Sete da vampira” è un horror romantico, anomalo, decadente dove la vampira è vista in una duplice veste di vittima e carnefice. “Anabolyzer” è un film “metallico” crudo e violentissimo ambientato in un futuro prossimo, “Il male nella carne” è ispirato ad una parabola di Poe dove il male stesso è visto simbolicamente come un’ombra ma in realtà è un virus che contagia le persone. Ma per spiegare ognuno dei miei lavori ci vorrebbe molto più tempo...

Come sei approdato al cinema in pellicola ?
- Ho avuto varie proposte da alcuni produttori perché sapevano che ero uno “pratico” e con le idee chiare. Ho preso la proposta che era più prossima a partire anche se devo dire che non è un buon periodo per i produttori italiani.

Com’è stato lavorare con professionisti del settore ? Hai avuto difficoltà nel trattenere rapporti col resto della troupe ?
- Io personalmente no, mi rispettavano molto. Erano professionisti e capivano al volo quello che volevo. Il direttore della fotografia in primis, Alessandro Zonin, un ottimo “autore della luce” che fa questo lavoro perché lo ama veramente.

Progetti futuri ?
- Devo finire “Cymbaline”, un altro film “diverso” ispirato al concetto pirandelliano dell’ “uno, nessuno, centomila”... In Italia sei uno dei pochi che è riuscito a crearsi un proprio spazio nel mondo indipendente.

Qual è il tuo segreto ?
- Nonostante alcuni detrattori che dovrebbero pulirsi la bocca prima di parlare dei miei film e che probabilmente se li hanno guardati lo hanno fatto con il fast-forward, trovo che non ci sia un segreto in particolare. Molti mi scrivono e mi chiedono consigli. Credo che uno dei motivi per cui i miei film piacciono a un certo pubblico è che indipendentemente dal mezzo usato per realizzarli si ha l’impressione di vedere il “cinema”, piccolo e povero per quanto possa essere ma vero “cinema”. Curo molto la qualità tecnica dei miei lavori e il linguaggio del montaggio. Ricordati che sono un regista che viene dal montaggio e tutt’ora sono molto apprezzato nel settore.

Quali consigli daresti a chi volesse intraprendere la carriera cinematografica ?
- Molta pazienza e spirito di sacrificio, oltre che un immenso amore per il cinema.

Vuoi aggiungere qualcosa ?
- Si, sono anche un buon spettatore...quando mi fai vedere il tuo ultimo lavoro?

Che ne dici di sabato 28 maggio alle 21:30 a Cassano d’Adda in via Einstein, 70 ?

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