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Le interviste di Christian Arioli




RACCONTI A 24 FOTOGRAMMI AL SECONDO: IL CINEMA VISTO DA DARDANO SACCHETTI

Ci sono molte persone che si "nascondono" dietro un film e lo rendono migliore di altri. E una di queste è prprio lo sceneggiatore Dardano Sacchetti il quale si può definire il padre di parecchi capolavori indimenticabili che spaziano dall'horror al thriller, dall'azione al polizottesco... Eccovi una lunga intervista dove potrete scoprire i retroscena di cotanti cult italiani.

Perché sei diventato uno sceneggiatore ?
- Per caso, a tutto pensavo tranne che a fare il cinema, quando mi ci sono trovato in mezzo ho scoperto che mi piaceva moltissimo e mi era facile inventare storie e per di più mi pagavano...

Scrivere una sceneggiatura è come scrivere un romanzo ?
- No. Non lo dico per esperienza (non ho mai scritto un romanzo, non ancora per lo meno) ma per conspevolezza. Sono diverse le finalità. Quelle di una sceneggiatura sono semplici: identificare e selezione delle immagini, ovvero dei quadri complessi con più significati e significanti intellegibili ed interpretabili soprattutto visivamente. Detti quadri possono non avere una chiave di lettura logica, cronologica, di causa effetto ecc...( pensa alla parte finale, per esempio, di Odissea nello spazio..) e comunque sono materiali sui quali intervengono altre persone (regista, musicista, architetto, direttore delle luci, costumista, montatore ecc...) ognuna delle quali può sia limitarsi a realizzare secondo il proprio talento ciò che c'è già in sceneggiatura, sia a dare un proprio contribito di creatività... quando scrivi una sceneggiatura sai che stai fornendo materiali ad altri, quindi la scrittura può essere solo un mezzo e non un fine... al contrario un romanzo è l'esposizione di pensieri tuoi sui quali nessuno interviene e la scrittura coinide con il fine (la bella letteratura, non soltanto il plot...).

Quali sono le maggiori difficoltà per scrivere una buona sceneggiatura commissionata e quindi non partorita da una propria idea ?
- Nessuna. Al contrario, la sceneggiatura commissionata ha uno scopo (scrivere quel tipo di storia) e soprattutto ha dei paletti (il budget, l'attore, il regista, il set, la location ecc...)quindi ti indica in maniera precisa un percorso da seguire, poi sta alla tua creatività rendere questo percorso più o meno affascinante. E' una specie di sfida. La telefonata tipo è: hai una storia gialla, classica, con un bel mistero? oppure mi serve un'action-movie di attualità, roba forte, spettacolare, da ambientare in nordafrica ma niente guerra... ancora: c'è l'hai per caso un horror coi mostri?da fare con pochi soldi in due settimane da girare tutte in un casale abbandonato con un grosso mulino di pietra? E' stimolante. Mette alla prova le tue capacità. Come fare bene il tema alla maturità.

In che modo il cinema ha influito sulla tua scelta di fare lo sceneggiatore ?
- Direi poco o niente. Il cinema mi è sempre piciuto e ne ho visto moltissimo. Ci sono stati momento in cui vedevo anche tre, quattro film al giorno. Ma il mio essere spettatore non ha nulla a che vedere con il mio essere sceneggiatore. Siamo due personalità completamente diverse, anche se, ovviamente, ci sono delle strane contiguità. Ma amo film che non scriverei mai, e scrivo film che non andrò mai a vedere. Fare cinema ha dato la possibilità ad una delle mie personalità (siamo tutti un pò schizofrenici) di emergere, vedere film ti fa solo passare del tempo in modo piacevole...

Ti affascina ancora scrivere sceneggiature ? Non senti nostalgia per un passato florido del nostro cinema che difficilmente potrà mai tornare ?
- Più passano gli anni, più mi affascina scrivere per il cinema (e mi migliora oserei dire). No. Come sceneggiatore non ho alcuna nostalgia del passato in quanto vale il film che stai facendo, pensando già al prossimo. I momenti di carattere generale non contano. Puoi scrivere un capolavcoro nel momento peggiore del cinema del tuo paese, e viceversa scrivere una troiata nel momento migliore. Il momento florido per uno sceneggiatore, ma anche per un regista o un attore, è solo a livello economico: girano più soldi, guadagni di più ma non è detto che stai facendo le cose migliori.. Da questo punto di vista ho nostalgia del momento in cui scrivevo 10 film l'anno. Sia per l'adrenalina di stare sempre in tiro, sia per la masssa di denaro che entrava copiosamente ed usciva ancor più copiosamente. Ma tanto per chiarire, il momento clou con Fulci ha coinciso con il peggior momento dal punto di vista economico, sia per lui che per me, e veniva vissuto, quel momento, con molta sofferenza, anche per questo è stato recuperato solo più tardi nelle interviste. Allora c'era molta incazzatura.

Come è nata la tua collaborazione con Lucio Fulci ? Ti sei trovato bene con lui ?
- Per caso. Mi chiamarono i De Laurentiis (Luigi e Aurelio in seguito al successo di Roma a mano armata) e mi affiancarono a Fulci e Gianviti che sei mesi cercavano di fare un trattamento dal romanzo Terapia mortale di Vieri Razzini. Non fu un incontro facile, anzi ci fu antipatia reciproca. i scontravano due scuole diverse, due metodi diversi di fare cinema. Fulci e Gianviti appartenevano alla vecchia scuola (derivata dalla commedia) dove non si ragionava sullo sviluppo di una storia ma sulle situazioni. Si facevano interminabili riunioni, più persone. Ognuno diceva una cosa. Quella che sembrava buova veniva annotata, poi veniva assemblata con le altre cose scelte. Come fare una coperfta patchwork. Ognuno tesse un quadrato colorato. Poi si cuciono insieme, Il risultato finale può essere ottimo o pessimo. Ma solo alla fine lo sai. Quindi riunioni estenuanti senza sapere mai dove si fa a parare, parlando a ruota libera. Io venivo da un metodo più americano: si scrive, si scrive da soli, la storia è la regina del film, senza la storia non c'è film. Venivo dalla scuola di Argento, che era uno dei pochi che scrivevano. Gli sceneggiatori italiani fino agli anni settanta non scrivevano. Parlavano. Molti hanno ancora il soprannome "DIECI IN ORALE". Spesso c'era una segretaria che materialmente scriveva. Così ci furono con Fulci e Gianviti lunghe settimane, forse un paio di mesi di stallo, finchè non mi presi un giorno e scrissi in due paginette la fisselle che poi divenne Sette note in nero. Finito il quale, con Fulci ci lasciammo molto male. Su Zombi 2 non l'ho mai visto perchè la sceneggiatura era stata scritta sei mesi prima. Il primo film che facemmo insieme e sul quale lavorammo veramente insieme fu PAURA NELLA CITTA'...

SETTE NOTE IN NERO

PAURA NELLA CITTA' DEI MORTI VIVENTI

ZOMBI 2

Il cinema italiano si può ancora salvare ? E se sì, in che modo ?
- Il cinema italiano si può sempre salvare e in qualsiasi momento, basta che esce un film straordinario che piaccia e incassi moltissimo ma soprattutto faccia scuola, da capostipite... come successo col western (cominciato per caso) con Argento (il giallo italiano c'era ma fu Dario a dare la scossa) ecc... certo oggi la situazione per far esplodere nuovi talenti non è la più facile, ma...

Non pensi che la concorrenza sia diventata spietata visto la pochezza delle sceneggiature di oggi, nel senso che, non essendoci più la richiesta degli addetti ai lavori per una scrittura “tecnica” e di qualità, è più facile trovare qualche sceneggiatore improvvisato che soddisfi le richieste dei produttori ?
- No. C'è sempre stata scarsezza di scrittura. E poi, tanto per sfatare, tutti gli sceneggiatori (anche i più grandi americani) sono chiamati a soddisfare le richieste del produttore (chi paga vuole sempre essere soddisfatto e la nascita di una sceneggiatura non è un atto poetico ma mercantile, questa è la realtà). La differenza sta nel target finale: una volta il film andava in sala e in sala lo spettatore è esigente, oggi va in tv, spesso viene proiettato mesi dopo, o di notte, qualche volta mai, quindi nessuno esige qualità, nessuno protesta, si può essere più cialtroni e giocare al risparmio, è il mercato baby...

Che ricordi hai del periodo d’oro del cinema di genere italiano (dei vari Lenzi, Stelvio Massi, Palella, Tarantini, Sergio Martino...) ?
- Nessuno in particolare. Scrivevo allora esattamente come scrivo adesso. Non andavo sui set, non avevo rapporti particolari. Era una macchina industriale, molto artigianale, con i suoi difetti ma in qualche modo capace di dare nel complesso buoni risultati. Bisognava produrre per guadagnare, ognuno aveva il suo compito. Ci sono film americani che danno un'idea di come andavano le cose: lo sceneggiatore stava chiuso in una stanza a produrre pagine, le pagine venivano trasformate dal direttore di produzione in un piano di lavoro, il piano di lavoro serviva ai vari collaboratori (scenografi, costumisti, direttori della fotografia ecc...) a preparare le riprese, il regista faceva le riprese avendo l'obbligo di rispettare i tempi di lavoro stabiliti dal piano ecc... C'è molta mitologia ricostruita a posteriori sulla lavorazione di certi film. Spesso un regista finiva di girare il venerdì su un set e il lunedì sucecssivo stava sul set di un altro film completamente diverso. Quasi sempre non seguivano il montaggio e praticamente mai l'edizione. Quando negli anni ottanta è mata la "leggenda" del cinema di genere, allora sono cominciate curiosità, interviste ecc... nonè un caso che io venga intervistato oggi per film che ho scritto 30 anni fa. Allora nessuno conosceva il mio nome, nessuno mi intervistava, ma non intervistavano neamche i registi. I film si facevano e basta. Questo "anonimato" è stato alla base della progressiva decadenza del cinema di genere, che non ha attecchito a livello culturale e sociale quidi è stato facilmente attaccabile (pensa a quanti telefilm americani che importiamo sono derivati dal genere, mentre la tv italiano solo adesso e dopo il maresciallo Rocca, ovvero sempre una cosa tv, ha scoperto i minima parte il genere). ma l'anonimato è stato anche alla base del "mistero" che oggi è sfociato in mitologia. Una piccola vendetta a posteriori.

A proposito di Sergio Martino e “Assassinio al cimitero etrusco”: è vero che all’inizio doveva essere uno sceneggiato in più puntate intitolato “Gli Etruschi” ma che alla fine non se ne è fatto nulla ? Era tua la sceneggiatura dell’intero sceneggiato ?
- Si, è vero. Ma non si trattava di una mia sceneggiatura ma solo di un soggetto di 11 pagine.

Come nasce una tua sceneggiatura ?
- Tecnicamente una sceneggiatura nasce sempre nello stesso modo, come sviluppo di un soggetto che contiene già l'idea forte del film e molti degli snodi narrativi. Peer esempio un soggetto giallo (parliamo di un racconto che va dall 5 pagine alle 15) ha giù il delitto, il colpevole, la soluzione finale, il perchè, spesso qualche bella scena affascinante altrimenti non lo vendi. Chi compra un tuo soggetto legge qualcosa che gli piace e che gli fa capire che razza di film verrà fuori. Altra cosa è come nasce un soggetto, ovvero come ti viene l'idea di un film. Quella può venire mentre ti fai la barba, oppure stai in mezzo al traffico e vedi un cartellone pubbliciario, o una bella ragazza o una situazione curiosa, oppure leggendo un libro, un giornale, una rivista scientifica (così è nato il gatto a nove code) ecc...

Ti trovi a tuo agio a collaborare con altri per la stesura o preferisci essere indipendente nelle decisioni ?
- Sono un lupo solitario molto aggressivo.

In Italia il cinema indipendente non è ancora una realtà ma qualcosa pare si stia movendo: come vedi il futuro di queste produzioni dal tuo punto di vista ?
- Lo vedo molto bene, soprattutto se lo sviluppo di certe tecnologie permetterà ulteriori abbattimenti di costi e facilità di lavorazione... per farti un esempio, quando ho cominciato (fine anni 60) gli indipendenti giravano in 16 mm (poc hi) più spesso in super8 (pensa a Nanni Moretti e al suo primo film). Allora dovevi inviare la pellicola alla Ferrania per lo sviluppo e stampa in una busta esattamente come si faceva con i filmini delle comunioni o turistici, dopo mesi ti tornava la pellicola sviluppata e cominciava il calvario dell'edizione con una pellicola che se si spezzava era la tua rovina... oggi con uin pc fai tutta l'edizione del tuo film in camera tua...

Hai un genere al quale sei più legato rispetto ad un altro ?
- Come spetattore sì, come sceneggiatore no... Essendo un appassionato di Fulci vorrei chiederti com’è stata la genesi di una delle migliori tue sceneggiature ossia “7 note in nero”. Credo di averti già risposto in parte, ma aggiungo: entrati in crisi sul romanzo di Vieri Razzini (non si trovava, Fulci non trovava un modo soddisfacente per trasformare il romanzo in film, anche perchè lui non sapeva che film voleva fare ma non voleva fare il romanzo che aveva una base parapsicologica che poco interessava a Lucio) Lucio sentendo il fiato sul collo dei produttori stanchi di aspettare e buttare denaro (erano passati quasi otto mesi, sei Fulci e Gianviti, più altri due con me) un giorno su mia sollecitazione perchè mi ero stufato decise che si doveva cercare un'altra storia. Io chiesi a Lucio cosa gli sarebbe piaciuto fare. Lucio non aveva un'idea precisa ma disse una frase chiave: che lui credeva al destino e al destino non si sfugge. Se il destino ti ha costruito un percorso quel percorso lo devi percorrere inesorabilmente fino alla fine. Io dissi che non era vero. Lui mi rispose che solo barando con lo spettatore si poteva fregare il destino. Ne venne fuori una specie di sfida. Il tema divenne subito quello di una persona che era non consapevole della propria morte ma addirittura la vedeva! me ne uscì fuori con la storia dell'orologino col carillon. Scrissi due paginette. Fulci capì che era un'idea vincente e fu lui a trovare il titolo sette note in nero.

Come mai è terminato il sodalizio con Fulci ?
- Non c'è mai stato un vero sodalizio, come fu invece tra Fulci e Gianviti. Ci hanno messo insieme il sucecsso di alcuni film e un produttore che voleva sfruttare quel successo, ma appena Fulci cambiò scuderia (lasciò De Angelis per fare Conquest) mi mollò senza pensarci due volte. Lui non mi ha mai visto come un suo collaboratore, anche perchè aveva capito quanto fossì indipendente.

Hai avuto anche la fortuna di collaborare con Mario Bava in “Reazione a catena” e in “Shock”, cosa ricordi di quel periodo ?
- Ottimi e divertenti. Non tanto o soltanto per il lavoro, ma perchè frequentavo Mario anche nelal vita privato essendo diventato amico di lamberto. Ricordo gite in campagna, feste e cene a casa ecc... Mario era una sorta di genio pieno di humor e inventiva. Non smetteva mai, in nessuna circostanza, di pensare, fare batture, intuiree situazioni o curiosità, veramente uno dei pochi momenti felici di cinema vissuto non come ssingolo film ma come facente parte di un tea, di una comunità. i mescolava continuamente pubblico e privato. Che ne pensi di questa idea? sai cosa mi piacerebeb afre ecc..il tutto mentre mangiavi, giocavi a bazzica tresette ecc...

IMMAGINI TRATTE DA: "REAZIONE A CATENA"

IMMAGINI TRATTE DA: "SHOCK"

Uno dei tuoi primi lavori, se non il primo in assoluto, è stato il soggetto de “Il gatto a nove code” di Argento: com’era agli esordi Dario ? Da un certo punto di vista come adesso, da un altro più "umano" in quanto non ancora vittima del suo stesso mito Assistevi alle riprese durante il film oppure tutto finiva con il termine della scrittura della sceneggiatura ?
- Tutto finiva con la scrittura della sceneggiatura. Sono stato poche volte sui set, più per curiosità mia (soprattutto sui set di lamberto/Dario) e per passare a trovare degli amici, che per motivi legati al lavoro. La macchina produttiva, quando parte, è spietata. Non c'è più spazio per cambiare idea. Solo Dario si poteva permettere, ai tempi d'oro, crisi creative e cambio di idee sul set, ma lui aveva il vantaggio di essere non solo il regista ma anche lo sceneggiatore. Fulci certe cose non se le poteva permettere e non ci pensava neanche. I problemi, quando c'erano, erano produttivi. Il produttore, spesso tacendolo al regista per obbligarlo ad accettare il fatto compiuto, opedrava dei tagli per risparmiare (una macchina invece di cinque, due comparse invece di venti ecc...).

Ti è mai capitato che qualche regista o produttore abbia modificato una parte del tuo lavoro magari stravolgendo in peggio l’esito finale ? Che reazioni hai avuto ?
- E' successo spesso. Nessuna reazione. faceva parte del gioco. Se avessi voluto il controllo finale di una mia storia avrei dovuto esserne il regista, ma a me fare il regista non tira.

Cosa significa per te scrivere una sceneggiatura ? E’ direi la parte più importante del film, non credi ?
- Mi fa sentire dio, dal nulla creo mondi, vite, situazioni e determino tutto... non è la parte più importante, è il film... ma è un film potenziale sino a quando un regista non gli dà forma e realtà girandolo...

Per una buona resa di un film quanto conta la sceneggiatura e quanto la regia ?
- Non è facile definire quanto dipenda dall'una o dall'altra cosa, nek senso che ogni film è un unicum irripetibile. Ci sono film dove la sceneggiatura è tutto, e film dove la regia è tutto, poi le cose si invertono anche con gli stessi autori. Ma diciamo che volendo fare una media la sceneggiatura conta per il 55 per cento e la regia per il 45 per cento...

Com’è stata la tua esperienza di regista in “Il ritorno di Ercole” ?
- Non ho mai girato un film come regista e tanto meno questo ritorno di ercole che su IMDB mi affibbiano e del quale non so niente...

Ne “L’aldilà” hai interpretato una parte come attore: come ti sei trovato in quelle vesti ?
- Come sopra, mai fatto l'attore nei miei film, tantomeno nell'aldilù. Quando lo giravano stavo lavorando in America con Dino De Laurentiis. Ho solo fatto la comparsa in squadra volante di Massi (e la controfigura di Milian sull'elicottero) e ne "L'Urlo" di Tinto Brass.

C’è qualche bravo giovane sceneggiatore che ti senti di “sponsorizzare” in Italia ?
- Non li conosco. Ho visto dei film che mi sono piaciuti. ma sono solo dei film. Non vedo ancora non dico una carriera ma filmografia significativa e un film, come la rondine, non fa primavera. Ma sono sicuro che stia per succedere qualcosa. Si tratta di avere pazienza. Forse avremo piacevoli sorprese a breve.

Come vedi il futuro tuo e quello del cinema italiano ?
- Non ho tempo per pensare al futuro, sono troppo impegnato a lavorare.

Vuoi aggiungere qualcosa tu ?
- Quando arrivano le ragazze?

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