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Le interviste di Christian Arioli




MOTORE... AZIONE ! IL CINEMA DI ENZO G. CASTELLARI

Parlare con Enzo di cinema è un'esperienza unica, sa trasmetterti la stessa passione con cui ha girato alcuni capolavori del nostro cinema d'azione. E' uno di quei registi di cui si sente molto la mancanza, perché sapeva infondere alle sue pellicole qualcosa se non unico di molto raro: la passione sincera di quello che stava facendo. Pochi hanno amato (ed amano) il cinema come lui. Ha lanciato senza ombra di dubbio il genere poliziesco, denominato poi "poliziottesco",infondendo il suo stile personale a sequenze da antologia. Castellari è figlio del famoso regista Marino Girolami, autore di films che spaziano dal comico all’horror. Ho avuto il piacere di conoscerlo a Roma nell’estate 2004. E’ subito apparso disponibile al dialogo e soprattutto si capiva che amava i giovani.

Cosa ricordi degli inizi della tua carriera ?
- Praticamente io non ho mai iniziato la “carriera cinematografica” perché nel “cinema” ci sono nato. Ho frequentato i set cinematografici da quando imparai a camminare.

Com’era il rapporto con tuo padre, il famoso regista Marino Girolami ? Come ha influito la sua presenza nel tuo modo di concepire il cinema ?
- Mio padre è sempre stato il mio idolo, l’uomo al quale ispirarmi, colui che mi ha insegnato tutto.

ZOMBI HOLOCAUST di Marino Girolami

Parliamo del tuo primo periodo “western”: era un genere al quale ti sentivi legato o si trattava piuttosto della moda del momento ?
- Ho amato il “western” sin da bambino. Sono cresciuto con i grandiosi films americani. Quando mi si è presentata l’occasione di passare alla regia con un western ne sono stato felicissimo.

Ci racconti qualche aneddoto legato a quelle produzioni ? (“"7 Winchester per un massacro"” e “"Vado, l’ammazzo e torno"” del ‘'67, “"Ammazzali tutti e torna solo”" del ’'69... )
- Avevo già diretto diversi films, soprattutto western, quelli coprodotti da mio padre con la Spagna, firmati tutti da Leon Klimosky, esperienza che mi ha fatto arrivare alla regia autonoma con grande facilità e tantissima esperienza. “"7 Winchester”" lo ha prodotto mio padre ed è stato il mio esordio ufficiale. A differenza di tanti miei colleghi io avevo, ad ogni difficoltà di regia, la possibilità di chiamare “papà” in aiuto ! Quando Edmondo Amati mi chiamò per un ulteriore film come aiutoregista gli dissi che ormai volevo solo dirigere. Gli portai il soggetto di “"Vado..."” gli piacque e me lo fece fare. Subito dopo feci per lui anche “"Ammazzali...”." L' ’entusiasmo e la passione per questo genere ha influito molto nella realizzazione. Mi sono divertito moltissimo, insieme a tutta la troupe e gli attori, come poi continuerà a succedere in ogni mio film.

Che cos’era che affascinava nel nostro spaghetti western tanto da influenzare parecchie produzioni anche americane nonché di divenire un vero e proprio genere cult nei paesi orientali ?
- La novità delle riprese, l’originalità delle storie, la grande violenza finora mai vista nei films americani, la passione di tutti noi giovani registi che potevamo realizzare quello che avevamo sempre ammirato sullo schermo.

Arriviamo al 1971 anno in cui giri il tuo primo ed unico giallo: “"Gli occhi freddi della paura"”. C’è un motivo particolare per cui non hai proseguito col filone ?
- Si. Purtroppo la distribuzione fallì proprio quando doveva far uscire il mio film che rimase nei magazzini per anni, finché non fu riscoperto dalle televisioni. Una grande delusione.

GLI OCCHI FREDDI DELLA PAURA

Dopo un ritorno al western con “"Tedeum"” nel 1973 giri due capolavori che ti faranno entrare di diritto tra i maestri del genere d’azione: "“La polizia incrimina, la legge assolve"” e nel 1974 “"Il cittadino si ribella"”. Venendo dal western è stato un passaggio quasi “obbligato” per te ?
- Un passaggio facilissimo. Non amavo solo il western americano ma anche tutti i loro films d’azione. Quando sempre lo stesso produttore, Edmondo Amati, mi propose un poliziesco gli assicurai che lo avrei fatto come “"Bullit”" o “"Gate Way"” o come “"French Connection”"... e così feci ! Dopo il grandissimo successo de “"La polizia...”" nacque il genere, detto poi “poliziottesco”, termine che odio, e se ne fecero un’infinità.

Franco Nero, che conosciamo molto bene per le sue doti di attore, che tipo era fuori dal set ?
- Che tipo è...non “era”...perché continuiamo ad essere grandi amici, con un rispetto reciproco straordinario. franco è tra i pochissimi attori innamorato del “cinema”, una persona squisita, con un’educazione impropria per una star.

“La polizia incrimina, la legge assolve” era un titolo ardito per l’epoca, considerando che è liberamente ispirato al delitto Calabresi. Hai mai avuto problemi con la censura (a qualsiasi livello) ?
- No, solo con alcune scene un po’ violente che me le hanno tagliate...peccato !

Tornando a “Il cittadino si ribella”, si può definire un precursore dei films con Charles Bronson (Il giustiziere della notte e sequels vari) ?
- Con certezza ! Quando uscì in america con il titolo “Street Law” sorprese tutti e “suggerì” poi i vari “Giustizieri...”

Come mai hai scelto Genova per questi due films ?
- Amati mi permise di girare per l’Italia in cerca di una città giusta per il mio film ed io scelsi Genova: è la città più cinematografica di tutte le altre visitate. Sono ancora innamorato di Genova e vorrei tanto tornare a girarci un film ! Ci girai anche “La via della droga” e “Il giorno del cobra”.

Le scene d’'azione sono girate magistralmente e ho come l’impressione che non ci fosse soltanto dietro un’ ineccepibile professionalità ma anche il divertimento di chi ama fare il suo lavoro. Sbaglio ?
- Perfetta analisi ! A Dusserldoff hanno fatto due settimane fa un omage a franco e me in due splendide serate, in un cinema enorme, degli anni ’20, con un’affluenza di pubblico che non vedevo da secoli ed hanno proiettato “La polizia...” e “Keoma” e rivedendo questi miei films ho di nuovo goduto tutto il piacere che ebbi quando li girai. sono ancora attualissimi e sembrano proprio girati oggi !

Il prologo de “Il Cittadino si ribella” è un capolavoro strutturale e di forma, accompagnato da una colonna sonora dei fratelli De Angelis a dir poco azzeccata. Come ti è venuta l’idea di girarlo in quella maniera ?
- Tutte quelle scene dell’inizio non erano nel copione e quando, mentre giravo, mi venne l’idea, chiesi al produttore di volerle girare, mi rispose che non erano in preventivo e sarebbero costate troppo, quindi mi negò la possibilità di realizzarle...ma d’accordo con i miei amici stuntmen le girai egualmente perché loro non chiesero nessun compenso, lo fecero solo per me !

Quanto è importante la musica nei tuoi films ?
- Moltissimo. Il film è fatto di immagini e suoni...e la musica è determinante. Io ho l’abitudine di montare il film mentre sto girando ed alle scene aggiungo sempre una musica, quella che ritengo più adatta, trascrivendola da dischi, cassette o cd, di tutti gli autori, quella che mi emoziona di più ... e poi per il maestro che scriverà le musiche sarà tutto più facile ...o più difficile...deve solo riprodurre quello da me scelto !

Circola una sorta di leggenda... nel 1979 avresti dovuto girare “Zombi 2” al posto di Lucio Fulci, è vero ?
- Verissimo ! Malgrado che i produttori Fabrizio De Angelis ed Ugo Tucci mi tampinarono per settimane cercando di convincermi...ma quel genere non era per me ! Al mio definitivo rifiuto chiesero a Lucio di farlo. Sono ancora felice di aver dato a Fulci questa possibilità, questo ritorno al Cinema dopo tanto tempo e con un genere che lo avrebbe poi gratificato. io non lo avrei fatto bene come lui !

Ed è sempre vero che hai avuto problemi non indifferenti con la produzione di Spielberg per via de “L’ ultimo squalo ?”
- Altrettanto vero ! fino ad allora dopo il successo di un film americano i “cinematografari” ne copiavano l’idea e realizzavano migliaia di altre “copie”, senza determinare nessuna reazione da parte delle grandi produzioni americane, ma...ma dopo “Jaws 2” io feci “L’ultimo squalo” ed all’uscita del film, nella sola zona di Los Angeles, incassò 2.2oo.ooo dollari nel primo week-end !!! un successo incredibile ed inaspettato dagli americani, soprattutto dalla Universal che stava preparando “Jaws 3”. Quindi fecero del tutto per fermarlo...e ci riuscirono !!! Ho messo paura alla Universal !!! Ho anche la soddisfazione che in “Jaws 3” loro, proprio i signori dell’Universal, copiarono diverse scene dal mio !

Dopo altri svariati successi tra l’ 82 e l’ 83 dirigi il trittico del Bronx. Com’è stato girare questi films proprio nel Bronx ? Ci racconti qualche aneddoto ?
- Ricordo ancora con grande piacere i due films girati nel Bronx. I collaboratori americani avevano il terrore di entrare in quel quartiere...i poliziotti rimanevano chiusi nelle loro auto ed uscivano solo per prendere il pranzo, ma con il winchester a pompa in mano ! Anche gli “Hell’s Angels”, quando imbruniva, chiedevano di andare via ! Per me è stato molto più facile, perché parlando bene spagnolo, dialogavo con tutti i portoricani che si avvicinavano, anche con fare minaccioso, ma io “il capo”, davo loro confidenza, spiegavo che film fosse ed offrivo anche caffè e donuts ! Quando capivo chi fosse “il forte” del gruppo, il più pericoloso, gli offrivo subito di fare una particina e così diventava subito amico mio ! Fu un grande divertimento !

Dopo alcune produzioni televisive di successo, tra cui la serie “Detective Extralarge” nel 1991, dirigi il tuo ultimo film del ’94 “Johnathan degli orsi”, dopodiché ti sei preso una lunga pausa di riflessione. Come mai ?
- Se la grande crisi del nostro cinema si può definire “riflessione”...chiamiamola così.

Come vedi il cinema italiano di oggi ?
- Quale cinema ???

So che saresti dovuto partire con una nuova produzione di un film western. Cosa mi puoi dire in merito ?
- Abbi fede ed aspetta !

Cosa ti aspetta dal futuro ?
- La vita è già stata tanto generosa con me...

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