Le interviste di Christian Arioli
I MILLE VOLTI DI DON BACKY

Per i più Don Backy è accostato al mondo della musica ma in realtà questo incredibile personaggio è un vero e proprio artista a 360°. Oltre ad essere appunto un apprezzato musicista (noto anche per le vicende del Clan di Adriano Celentano) ha lavorato come attore in moltissimi film collaborando con registi di alto livello e con attori del calibro di Gian Maria Volonté. Ha scritto anche dei libri ed ha pubblicato un simpaticissimo volume a fumetti (da lui disegnato, perché Don Backy è anche disegnatore e pittore) che ci racconta la verità su ciò che è effettivamente successo nel già citato Clan. Al termine dell’intervista potrete anche leggere un lungo articolo che spiega dettagliatamente quello che successe tra Don Backy e Celentano. Ringrazio pubblicamente Don Backy per la sua estrema cortesia e la spontaneità nelle risposte forniteci.
. Il primo approccio col cinema l'hai avuto nel 1963 cantando una tua
canzone in coppia con Celentano ne "Il monaco di Monza" con Totò. Cosa ricordi di questa esperienza ?
- Telegraficamente: 1963, ore 24,00. bar della RCA. Io e Adriano incontriamo
Sergio Corbucci ((regista de “Il monaco di Monza). Gli chiede di farci girare
una scena in quel film, che lo aiuti nel mio lancio discografico. Corbucci
accetta e dice che ci farà cantare una canzone vestiti da fraticelli. Il
film è in costume settecentesco. La canzone quale può essere? Adriano mi
dice: scrivila adesso. Rimango basito, ma la richiesta è perentoria. Entro
in uno stuidio chitarra in mano. Alle due ne esco con "La carità". La faccio
sentire a Mariano e ai Ribelli. La imparano. Realizzano la base e alle tre
circa, io e Adriano sovrapponiamo le voci. Alle quattro è tutto finito. Alle
sette, eravamo alla De Paolis a girare la scena. L'incontro con Totò fu
forte. Andavo a vederlo al cinema fino a pochi mesi prima e ora lo avevo lì
davanti in carne e ossa, tornato a casa scrissi una poesia senza musica,
immaginando che il buon dio - per crearlo - avesse usato ingredienti diversi
che non per gli altri umani. Quando mio figlio Emiliano - l'anno scorso - ha
prodotto il mio "Signori si nasce e io lo nacqui" (celeberrima frase di
Totò), mi chiese di musicare l'antica poesia, cosa che ho fatto. E' nato il
brano "Totò", dal medesimo cd.

L'anno successivo scrivi, ancora in coppia con Celentano, il soggetto di "Super rapina a Milano": in che modo sei arrivato alla scrittura cinematografica ?
- Adriano filava segretamente con la donna che poi ha sposato. Lei viveva a Roma. Il “boss” aveva notato la mia passione per il cinema e per i gialli
(Mondadori). Espresse la voglia di scriverci un film da andare a girare a
Roma (ovviamente). Mi trasferii a casa sua e per due mesi passammo notti
intere a inventare e scrivere la rapina più improbabile della storia per
inciso: non percepii assolutamente nemmeno un nichelino per quella improba
faticaccia, ma l'avventura è l'avventura e l'autostrada dei sogni era larga
e sicura. Oggi, lo rifarei.

Tanto per non perdere tempo oltre a dedicarti ovviamente alla musica, scrivi anche un romanzo che definisci surrealista: "Io che miro il
tondo" pubblicato da Feltrinelli. Com'è stata la genesi di questo tuo primo libro ?
- La passione è insita in me fin dalla tenera età. Conservo un quaderno della quinta elementare, dove si trova un racconto (il primo), intitolato "Il
tesoro dei Kiowa" (non so chi fossero, ma roba di jungla). Poco prima del
libro, avevo pubblicato su "Ciao amici", un racconto a puntate (16), sul mio
viaggio parigino avvenuto nel 1959, con il mio amico Franco (Frankie
Ballan). Il canovaccio di "Io che miro il tondo", l'editore Giangiacomo se
lo portò a Cuba, lo lesse e quando tornò ebbe a dichiarare "abbiamo trovato
un nuovo scrittore". Il libro è un capolavoro non classificabile in alcun
genere (qualcuno mi paragonò a Sanguinetti dell'illeggibile "Capriccio
italiano". io ribadisco che il mio è semplicemente un capolavoro senza
tempo ). Ebbi bellissime recensioni. Purtroppo Feltrinelli, divenne
un'editore politicizzato e il mio libro scomparve dal catalogo.
Dopo un film così detto "musicarello", “L'immensità", nel '67
partecipi ad una pellicola decisamente più impegnata e di un certo
spessore: "I sette fratelli Cervi" accanto a Gian Maria Volonté. Come
ti sei trovato su questo set ?
- Oltre a “L'immensità”, ho partecipato a un altro musicarello, "Claopazza"
('66), di cui non si hanno notizie. L'esperienza con Gianmaria, fù
esaltante, tanto è vero che volle che girassi con lui anche "Banditi a
Milano", per l'assunzione nel quale, si scomodò anche Gianni Puccini
(regista dei “Fratelli Cervi”), che scrisse una lettera a Lizzani, per
caldeggiargli la mia assunzione, merito della mia bravura e capacità. Con
Gianmaria strinsi un'alleanza amicale fortissima per tutto il periodo e fu
lui - al quale avevo raccontato le angherie che subivo al clan - che mi
disse: "ma mandali affanculo, ma non vedi che ti prendono per il culo, 'sti
stronzi?" (testuale). Il mattino dopo andai dall'avvocato.........

I 7 FRATELLI CERVI

BANDITI A MILANO
Cosa ti ha insegnato l'esperienza con un attore del calibro di Volonté ? Hai mai pensato a questo punto della tua carriera di fare l'attore a tempo pieno ?
- Osservavo Gianmaria e vedevo la meticolosità con la quale preparava le
scene, magari gonfiandosi le guance con l'ovatta. No, non ho mai pensato che
quella potesse essere la mia carriera. Mi dicevano che ero bravissimo e
vinsi anche un premio come miglior attore non protagonista (le noci d'oro),
ma la mia passione erano le canzoni... poi alcuni errori e il non
voler tradire un amico/agente/di serie b, mi fecero scivolare su alcune
bucce di banana. Divorzio consensuale per consunzione.
"Quarta parete" è un film poco conosciuto di cui hai composto anche la colonna sonora. Ci vuoi parlare di questo prodotto e del tuo rapporto tra cinema e musica (intesa come colonna sonora) ?
- Un film cervellotico, su una società giovanile confusa e decadente, dove ho
rappresentato un hippy filosofo in alcune scene. Le musiche di quel film,
sono più che altro canzoni. niente di eccezionale.
".... E venne il giorno dei limoni neri" è un mafia-movie abbastanza cupo. Ti piaceva recitare in film di questo tipo o preferivi le pellicole più "rilassate", leggere ?
- Mi piaceva fare il cattivo, forse per contrapposizione alla mia natura.
Qualche anno prima, avevo rilasciato un'intervista dove il titolo era stato
"Vorrei essere un gangster". Ecco, ora venivo accontentato. Si vede che ero
credibile. chissà....

Il 1972 è un anno molto intenso con la partecipazione in veste di protagonista in vari decamerotici come "Una cavalla tutta nuda", "Quando le donne si chiamavano madonne", "Le caldi notti del
Decamerone" più altri due titoli di matrice simile ma ambientati nel
periodo greco/romano: "Poppea, una prostituta al servizio dell'impero" ed
"Elena sì, ma di Troia". Immagino che il clima fosse molto goliardico... come giudichi questo tipo di film ?
- Hanno rivalutato Pierino e la coscialunga Fenech, aspetto ora di essere
portato in trionfo per quelle "bucce di banana" dell'epoca. "Una cavalla
tutta nuda", è stato il primo della serie. Un film grazioso, divertente e
boccaccesco il necessario. Assolutamente da non catalogare tra quelli venuti
dopo. Gli altri romaneschi, erano delle false copie di Satyricon (da me
girato da protagonista nel '68). Sono un po' l'iniziatore del genere. Il
clima era goliardico e io mi sono divertito un mondo, anche a leggere quei
bacchettoni di Celentano e la Mori che si mostrarono scandalizzati per il
mio Satyricon. Un bel film, meglio di "Bingo Bongo"

UNA CAVALLA TUTTA NUDA

QUANDO LE DONNE SI CHIAMAVANO MADONNE

LE CALDE NOTTI DEL DECAMERONE

POPPEA, UNA PROSTITUTA AL SERVIZIO DELL'IMPERO

ELENA SI' MA DI TROIA

SATYRICON
Sempre a proposito dei film appena citati come ti sei trovato con le varie attrici con le quali ti sei ritrovato a recitare (Edwige Fenech, Barbara Bouchet, Femi Benussi...)?
- Edwige, l'ho avuta nuda in un letto (di scena) e posso garantirvi che non mi
sono accorto di come recitava. Barbara l'ho avuta nuda in una stalla (la
trasformavo in cavalla applicandole la coda...) e anche stavolta non
riuscii a capire se fosse una brava attrice (credo fosse il suo debutto
italiano). Femi era una ragazza davvero simpatica, con grandi occhi verdi
azzurri e una testa di capelli rossi.
Nel medesimo anno c'è l'incontro col maestro Mario Bava che amo moltissimo come regista perché è uno dei pochi che riesca a comunicarmi la passione di fare cinema. Com'era Bava ? In che modo sei stato scelto per la parte ? Hai visto altri film di Bava ?
- Bava era un gran simpaticone. Fui scelto sempre perchè sembrava avessi una faccia da delinquente evidentemente. Il titolo del film "Cani arrabbiati",
lo suggerii io (l'originale era "Semaforo rosso"). Avemmo sfortuna in quanto
il produttore fallì e il film non uscì mai nelle sale. Peccato, sarebbe
stato il mio rilancio sicuramente, a giudicare da come piace oggi in vhs. Mi
dicono che Quentin Tarantino dichiara, che - per girare il suo film "Le
jene" - si è ispirato ai personaggi di "Bisturi" (il mio) e a quello di
Geroge Eastman. Davvero due cattivissimi. non credo di aver visto altri film
di Bava (o almeno non ricordo, ma non credo).

"Il viaggio secondo Matteo" di Gianni Viggi. Cosa ti ricordi di questa produzione ?
- "Il viaggio secondo Matteo", un vero disastro di produzione (non c'erano
soldi). Attori improvvisati, costumi improbabili, soggetto assolutamente
povero di idee e di concetti. Un film tv inutile e - per fortuna - mai uscito.

Finalmente torni nel 2000 al cinema interpretando "Pane e tulipani"che ha incontrato il gradimento sia della critica che del pubblico. Com'è stato questo tuo ritorno ?
- Assolutamente non lo considero tale. Silvio Soldini (il regista), si dichiarò - bontà sua - un mio estimatore e mi chiese semplicemente di essere me stesso in una piccola scena. Scelse lui la canzone e a me non dispiacque accontentarlo (amo moltissimo "Frasi d'amore"). Mi spiacque solo che non usasse il brano originale da disco, avrebbe fatto ancora più colpo che non con quei due strumenti, che costituirono la scarna base.
Sono rimasto molto colpito dall'ironia che impermea il volume a fumetti da te disegnato e ideato "Clanyricon" ossia la vita del famoso
e discusso clan dal 62 al 68 (iniziato nel 1984). Mi perdonerai se
prendo la palla al balzo per chiederti di raccontarci che diamine è successo nel Clan di Celentano; c'è chi dice dissidi a causa della Mori, chi invece per disguidi a causa di incompatibilità sul modo di gestire lo stesso Clan...
- "Clanyricon" è un'operazione di catarsi. Riderci su, mi ha fatto bene e
grazie alla satira in esso contenuta, mi sono tolto qualche sassolino. Per
raccontare del clan, occorrerebbe un libro intero, cosa che ho scritto in
600 pgg. "C' era una volta il Clan". In sintesi: la Mori non c'entra nulla
col Clan. Era semplicemente la moglie del boss e - ovviamente - lo
condizionava per altri versi. Non mi è mai stata simpatica, questo è vero, ma credo sia entrata a piedi uniti nella vicenda, solo nella parte finalissima e per suoi scopi personali. Il problema che ha coinvolto me, è solamente di tipo amministrativo e arriva da molto più lontano. In poche parole: vendevo 100 e mi pagavano 20. Tutto qua.


Quando un artista arriva al successo (musica, cinema, letteratura, pittura) come nel tuo caso spesso non si tiene conto ai sacrifici cui ci si è dovuti sottoporre...
- Sacrifici per un creativo? Non esistono sacrifici, anzi, quelle "sofferenze"
quelle "macerazioni", sono la linfa vitale per ciascuno che deve riflettere
il suo mondo interiore all'esterno e cerca la strada migliore per poterlo
fare. Le uniche difficoltà a essere quello che sono, mi sono arrivate da chi
preferirebbe vedere gli altri, sempre proni a domandare favori per piacere.
Chi non striscia - o frequenta salotti di tutti i tipi - è inesorabilmente escluso
e la frustrazione maggiore, è quella di non potersi più confrontare con il pubblico, il quale dovrebbe essere l'unico giudice per un artista. Purtroppo lo sono diventati i funzionari.
La famiglia ti ha sempre appoggiato nelle tue scelte artistiche ? Ti sono sempre stati vicini fin dagli inizi oppure, come spesso capita,
hanno un po' storto il naso di fronte alle tue decisioni ?
- Certo hanno avuto anche opinioni diverse, come è giusto che sia, ma nessuno ha mai cercato di farmi cambiare alcunchè. Del resto, non avrei potuto. Comunque quando ho ritenuto che avessero ragione, ho saputo riconoscerlo a approfittare dei loro consigli. Magari qualche giorno dopo per far sbollire le mie "certezze".
Cosa ne pensi del panorama cinematografico italiano odierno ? E delcinema indipendente (estendendo il discorso a tutti i livelli di arte) ?
- Non mi interessa più minimamente. al mio tempo c'erano in giro giganti:
Volontè, Mastroianni, Gassman, Sordi, Manfredi, Tognazzi, Franco Fabrizi e
chi più ne ha più ne metta. Oggi ci sono dei cachinni del tutto privi di
"figura" o personalità, che "recitano di recitare". Insomma, recitano a fare gli attori. Non ce n'è uno convincente. Davvero ridicoli nella maggior parte dei casi. Atteggioni che hanno vita facile solo per mancanza di vera concorrenza. Non parliamo delle donne, "attrici" buone solo per le ospitate tv.
Perché è morto il cinema di genere ?
- In generale è morto il cinema in Italia. Non ci sono più idee e dal momento
che la politica è entrata nel settore a piedi uniti, si fanno solo film
pallosi "impegnati": mafia, scandali politici, giovanilismi ridicoli e
commediole cosidette all'italiana, molto più scandalose di "Poppea una
prostituta al servizio dell'impero". Dove sta un "Rocco e i suoi fratelli?"
Una "Dolce vita"? Un "Brancaleone alle crociate"? Un "Banditi a Milano"?
Dove stanno i Comencini, i Risi, i Lizzani, i Germi, i Fellini, i Rosi, i Pasolini?
Forse la mia è solo una sensazione oppure perché sono un sognatore e probabilmente idealizzo tutto ciò che mi ha saputo dare forti emozioni come il periodo degli anni 70 (vissuto di riflesso perché sono del 75). Ma quando mi ritrovo di fronte ai nuovi prodotti non riesco a trovarci
la stessa passione che ho notato nei lavori di quegli anni. Tu che ne dici ?
- Come vedi, ho concordato prima che tu mi ponessi la domanda. Osannano
"L'ultimo bacio", io avrò capito solo sedici parole del circa un milione e
mezzo monocordi, che vi hanno pronunciato gli "attori".

Hai mai avuto dissidi con registi, partners, produttori... ?
- Dissidi importanti mai. Punti di vista diversi sì, anche con Franco Fabrizi
al tempo di Satyricon. Ma Franco lo giudico uno dei migliori attori italiani
di sempre.
Cosa ti senti di consigliare ad un giovane che vuole farsi conoscere ? Quali strade seguire e quali da evitare ?
- Oggi non lo so più. Deve comunque non prescindere dal credere nelle proprie qualità. Se ci prova solo perchè è una carta come le altre, allora tradisce se stesso e il pubblico prima ancora di cominciare. Purtroppo oggi è quasi sempre così che ci si muove.
In un mondo come il nostro in cui conta solo l'apparenza e l'approssimazione c'è ancora spazio per chi ha le capacità ma non ha spinte esterne che lo possano aiutare ad entrare in un mondo riservato
ad una cerchia di soli eletti e/o raccomandati ?
- No!! E sarà sempre peggio. E' una valanga inarrestabile ormai.
Progetti per il futuro ?
- Sto scrivendo il seguito del mio racconto/favola "Sognando", con cd
allegato. Uscirà a natale prossimo (2006). Ne voglio fare una saga. Spero di
trovare un editore importante che ci creda. Il primo ("Sognando"), me lo
sono editato da solo, e lo vendo solo via internet al www.donbacky.it ma il
racconto e le canzoni sono bellissime e meriterebbero un lancio nazionale.
Oggi - purtroppo - si cerca sempre qualcosa di straniero, di "etnico" e si trova
Harry Potter. oppure si riciclano commedie viste e riviste "Pinocchio" - "Notre Dame"... Mai che si prendesse in considerazione qualcosa di nostrano. Chissà, magari piacerebbe...
Vuoi aggiungere qualcosa che non hai ancora detto ?
- No. E’ stata un'intervista lunga, con domande insolite. Molti giornalisti
della carta stampata, che ritengono superati certi personaggi, farebbero
bene a imparare, che - forse - parlare sempre della Lecciso, può portare
magari qualche vendita in più, ma alla lunga li farà sentire insoddisfatti
di sè.
Parole sante...
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