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Le interviste di Christian Arioli




MILLE VOLTI, UNA SOLA ANIMA: INTERVISTA AD ORCHIDEA DE SANTIS

Nata a Lecce, da piccola si è trasferita a Roma con la famiglia, al seguito del padre, ufficiale di Marina. Ha avuto il suo primo contatto con il mondo dello spettacolo da bambina, in Rai, presso la sede radiofonica di Via Asiago. Prese infatti la sua prima bustina paga, quando intorno al 1960 entrò a far parte del coro delle voci bianche, divenendone presto la voce solista, diretto dalla Prof.sa Renata Cortiglioni. Per alcuni anni è stata impegnata in trasmissioni radiofoniche e televisive, concerti dal vivo e incisioni discografiche; poi, a dodici anni, abbandonò il coro di via Asiago, per dar seguito ad una propria naturale aspirazione, avvicinandosi a metà degli anni '60 al mondo del cinema, dapprima con piccole parti di contorno, poi con ruoli via via di maggior rilievo. Nel folto e frastagliato cinema di "genere" degli anni '70 si è affermata interpretando film che hanno segnato l'inizio di alcuni caratteristici filoni narrativi quale la commedia sexy, il poliziesco, il satirico-brillante. In questo ambito si segnalano "Il vizio di famiglia" di Mariano Laurenti, "Concerto per pistola solista" di Michele Lupo; "Per amare Ofelia" di Flavio Mogherini. Va inoltre segnalata la sua presenza in film significativi quali: "Colpo di stato" di Luciano Salce del 1969, e "Paolo il Caldo" di Marco Vicario (1973), oltre a incursioni in opere più ricercate quali: "Il Nero" di Giovanni Vento (1965 - Premio targa AIACE) e "Una macchia rosa" di Enzo Muzii (1970). A partire dalla metà degli anni '80, le sue apparizioni cinematografiche si sono diradate, per lasciare spazio a una attività più diversificata. Per il teatro, ha lavorato insieme a Fiorenzo Fiorentini, nelle commedie: "Morto un papa, se ne fa un altro!" e "Strega Roma", di Ghigo De Chiara e Mario Scaccia, in "Chicchignola", di Ettore Petrolini. Inoltre è stata impegnata negli spettacoli: "Sottoveste", di Castellacci e Ventimiglia; "Love and Life", di Mike Immordino; "La Bambola Orchidea", di cui era anche autrice, con le musiche del maestro Aldo Saitto; un secondo "Chicchignola", con Fiorenzo Fiorentini. Nel 1998 e nel 1999 "La cicogna si diverte" commedia teatrale di André Roussin, diretta da Carlo Alighiero. Per RadioRai, ha ricoperto numerosi ruoli di attrice, soprattutto negli sceneggiati ad episodi "BaroccoRoma" e "Racconto Italiano", trasmessi da RadioDue alla fine degli anni '70. Dal 1989 ha lavorato presso l'allora struttura "Programmi per l'estero", per la realizzazione e conduzione dei programmi: "Notturno Italiano"; "AZ - per gli Italiani all'estero"; "Italia canta"; "Itinerari italiani"; "Facile ascolto". Ha condotto nel 1997 e nel 1998, "L 'arca di Noè" per RadioDue e nel 1998 per Rai International ha diretto e condotto "Ciak si esegue", tredici puntate sulle colonne sonore del cinema italiano. Nel 1999, sempre per RadioDue è ideatrice e conduttrice de "L'anello di re Salomone", un programma dedicato agli animali, dal 2002 conduce saltuariamente sempre per radio 2 un programma d'intrattenimento "Due di notte". Per la televisione, ha preso parte come attrice in sceneggiati e cortometraggi, tra i quali: "Roosvelt" (RAITRE 1986); La "Maga Circe" e "Lucrezia Borgia" (RAIUNO - 1987); "Il caso Redoli", film Tv della serie "I grandi processi" (RAIUNO 1996). La sua filmografia è impressionante ed è passata con disinvoltura dal filone sexy a quello del thriller, al cinema di denuncia al poliziottesco, fino ai famigerati decamerotici ed altre commedie. Orchide De Santis è una delle icone di quei meravigliosi anni in cui in Italia il cinema era cinema, dove esistevano ancora i generi e non come adesso, quando questa parola diventata alla moda, la troviamo soprattutto in dizionari o saggi che raccontano i film che ne hanno fatto parte. L'affascinante Orchidea ci ha regalto questa lunga intervista davvero molto interessante e non ci resta che lasciare la parola a lei.

Di che cosa si occupa oggi Orchidea De Santis?
- Prima cosa su tutte vivo, è questa è la cosa principale. Poi se vogliamo partire da quando sono sparita dalla scena, ho fatto molta radio che è stata un’esperienza arricchente, mi sono dedicata attivamente ad un'altra vecchia passione quella per gli animali e l’ambiente sostenendo e continuo a sostenere le battaglie in loro favore, ho impiantato dal 2002 insieme ad un’amica Caterina Altieri una società multimediale che realizza documentari e rassegne cinematografiche di film anni 60/70 mio unico legame con il cinema.

E' sempre stato il cinema quello che volevi fare oppure avevi altre aspirazioni?
- Mi ritengo molto fortunata perché da sempre ho dato spazio alle mie passioni e quella per il cinema è stata sicuramente primaria e non avrei potuto fare nient’altro che questo.

Com'è stata la tua prima esperienza cinematografica? Cosa hai provato quando hai messo piede sul set?
- La mia prima esperienza risale al ’64 con il film QUESTE PAZZE PAZZE DONNE un film ad episodi di Marino Girolami, ero giovanissima e dopo qualche provino a cui partecipai senza successo, fui scelta per interpretare una delle quattro figlie di Fulvia Franco in uno dei quattro episodi insieme ad Enrico Maria Salerno. Come posso descrivere la sensazione che si prova la prima volta su di un set cinematografico? E’ tutto magico. Senti che stai facendo il primo passo verso la realizzazione di un sogno infantile e mi sembrava di essere in una fiaba, ma questo l’ho sentito molto più forte quando volai in Tunisia per il film successivo (GLI INVINCIBILI TRE).

In che modo preparavi un personaggio?
- Mi definisco un’attrice spontanea, come spontaneo era il cinema di quegli anni, ma non improvvisata, non mi fraintendere, io la stoffa dell’attrice l’avevo nel mio dna, perciò leggevo un copione che spesso veniva cambiato strada facendo, entravo nel contesto in cui si muoveva il mio ruolo e me lo ritagliavo addosso nella maniera più comoda, proprio come un abito.

Su quali criteri ti basavi per decidere se accettare o meno un lavoro?
- Innanzi tutto per stare sul set il più possibile, per imparare, perché è facendolo il cinema che si impara a farlo, poi anche per i soldi che mi davano quell’indipendenza che per me è sempre stato un fattore primario. Certo, in quei casi in cui ho accettato un ruolo in un film cosiddetto importante coltivavo la speranza di poter fare quel salto a cui tutti gli attori aspirano ma che nel mio caso non è mai successo, perché il “successo” arrivava sempre con i film più commerciali.

Hai avuto difficoltà, imbarazzi, quando hai dovuto spogliarti davanti alla cinepresa oppure la vivevi come qualcosa di naturale?
- Non tantissimo, ma la prima volta che mi sono spogliata completamente è stata per il DECAMERONE PROIBITO di Carlo Infascelli e un certo imbarazzo l’ho avuto, anzi, siccome nel copione non c’era quella scena, Infascelli dovette convincermi che la ripresa sarebbe stata illuminata in modo che non sarebbe stata troppo evidente la nudità. Oggi quando vedo i miei nudi sorrido per il loro candore e intravedo il divertimento del gioco seduttivo sia in quei film ruspanti e caserecci quanto nelle commedie sexy.

Veniamo alla tua filmografia, per altro vastissima. Nel '66,giovanissima, partecipi a I DUE FIGLI DI RINGO col duo Franco e Ciccio: hai avuto modo di conoscerli? Come si comportavano sul set? E che cosa ricordi di quel film di Simonelli?
- Si, sono stata presente in quasi tutti i generi del periodo, come il prezzemolo mi adattavo bene un po’ dappertutto. Di Franco e Ciccio, che incontravo solo durante le riprese, non ho particolari ricordi, se non quelli di Ciccio il filosofo e Franco il goliardico esattamente come sulla scena. Invece ricordo George Hilton che avevo già conosciuto e che frequentavo da prima de I DUE FIGLI DI RINGO. A lui devo in parte il mio esordio nel film di Girolami perché fu la sua agente che mi vide con lui una volta a Fregene e che me lo propose. Perciò avere l’occasione di lavorare con George Hilton mi fece molto piacere proprio per questo sottile legame di riconoscenza. Di Simonelli non ricordo molto, anzi recentemente ho anche saputo che fu sostituito o gli subentrò Lucio Fulci per finire il film ma non ricordo il perché. Mentre invece non posso dimenticare il divertimento nell’interpretare quel ruolo di brava ragazzina che maneggiava le pistole con disinvoltura in quello scenario western di Manziana. Mi ricordo gli straordinari stunt-men con le loro spericolate evoluzioni tra cavalli e sparatorie, che mi affascinavano molto. Ma non mi piaceva invece vedere a cosa venivano sottoposti i poveri cavalli.

Che ricordi hai di COLPO DI STATO di Salce? Fino a quel momento se non sbaglio avevi partecipato a pellicole di matrice leggera, mentre qui il contesto è l'opposto.
- Veramente prima ancora avevo girato un film d’autore, in quegli anni se ne facevano parecchi anche di sperimentali, che partecipò a molti festival. Il titolo era IL NERO di Giovanni Vento esordiente aiuto regista di Carlo Lizzani. Un film molto particolare girato tutto a Napoli con la storia di due ragazzi di colore napoletani frutto delle scorribande degli americani neri durante la guerra. Un po' il seguito de LA CIOCIARA. COLPO DI STATO è stato il mio secondo film con Salce, il primo è stato COME IMPARAI AD AMARE LE DONNE. Che ricordo ho di quel film, misterioso insuccesso di Salce? E’ stato uno di quei film in cui nutrivo molte speranze e non solo io. Infatti Luciano era molto legato a quel film e sosteneva che era il suo migliore insieme al IL FEDERALE e LA VOGLIA MATTA e soffrì molto per l’insuccesso ma più che insuccesso direi la sparizione, malgrado una produzione di grosso calibro come la Vides di Franco Cristalli, e la Paramount come distribuzione. Un film comunque scomodo per l’epoca ma profetico, con una eccellente fotografia con il solo difetto per l’epoca di non avere una collocazione politica. Ne ho sempre tanto parlato nelle interviste che qualche anno fa Marco Giusti e Luca Rea lo proposero in una retrospettiva al festival di Venezia e il film venne dissepolto dagli scantinati della Cineteca di Stato con non poche difficoltà, e finalmente uscì in quell’occasione dalle tenebre in cui era stato relegato e il giovane pubblico del Festival che ha assistito alle due o tre proiezioni che si tennero, ha potuto constatare quanto quel film immeritatamente era passato inosservato. Forse è qui che è il caso di dirti che per la stima e l’affetto che nutro per Salce mi sono impegnata nel febbraio del 2006 ad organizzare alla Casa del Cinema di Roma un omaggio al regista in cui è stato proiettato nuovamente per il pubblico romano anche COLPO DI STATO.

Nel 1970 giri diversi film tra cui il thriller IL TUO DOLCE CORPO DA UCCIDERE di Alfonso Brescia, l'impegnato UNA MACCHIA ROSA di Enzo Muzii e il poliziesco CONCERTO PER PISTOLA SOLISTA di Michele Lupo nel ruolo della cameriera. Hai trovato differenze nel modo di vivere le pellicole sul set in base al genere di film in lavorazione oppure tutti i prodotti venivano affrontati nello stesso modo?
- No, ogni film è una esperienza diversa, poi tu citi tre titoli abbastanza diversi tra loro. LA MACCHIA ROSAera un film autobiografico a basso costo dove noi attori principalmente eravamo tutti amici del regista e abbiamo contribuito alla realizzazione quasi a titolo gratuito. La storia si svolgeva attraverso gli occhi del fotografo Enzo Muzii che vedeva l’India di quegli anni e da quell’esperienza non si riprende al suo rientro in Italia, l’attore era Giancarlo Giannini in uno dei suoi primi ruoli significativi. Gli altri due che tu citi anche se di genere simile sono molto diversi come stile di racconto. Anche produttivamente c’erano differenze: uno girato tra l’Inghilterra e il Marocco in un contesto esotico con la storia di un giallo tradizionale, l’altro girato totalmente in Inghilterra in un’atmosfera molto british guarnita da una buona dose di umorismo all’Aghata Christie. Comunque in tutti tre i casi ero in compagnia di attori di alto livello come Gastone Moschin, Anna Moffo, Christopher Chittell, Giacomo Rossi Stuard, George Ardisson, Francoise Prevost, Giancarlo Giannini, Valeria Moriconi, Delia Boccardo e questo contribuiva anche a rendere l’esperienza unica.

Cosa ricordi invece dell'esperienza di 7 CADAVERI PER SCOTLAND YARD essendo un film di produzione spagnola? Hai avuto modo di incontrare l'eclettico protagonista Paul Naschy (Jacinto Molina)?
- Questa è una domanda che mi viene spesso rivolta e alla quale non riesco a rispondere perché con Paul Naschy ho avuto un fugace incontro e poco ricordo della persona, mentre invece nelle mie scene erano presenti altri attori: Renzo Martignano e Andrès Resino. Però mi ricordo bene della Spagna dove ho avuto modo di girare altri due film e che mi ha incantato per la sua bellezza e la grande cordialità degli spagnoli.

Non ti infastidiva il fatto di essere chiamata a partecipare a molti film non solo per la tua professionalità ma anche per utilizzarti in ruoli sexy? Pensi di essere stata etichettata?
- In quel periodo l’immagine femminile era un contorno indispensabile per molti film in cui l’attore comico la faceva da padrone, era il corpo femminile che tirava il pubblico in sala e non la bravura dell’attrice. L’attrice che si muoveva in quel contesto maschile di conseguenza era più un abbellimento che altro e questa era la regola del gioco. Poi se riuscivi a dimostrare una certa capacità interpretativa, sempre nei limiti del contesto in cui ti trovavi, tanto meglio. Un po’ ho sofferto di questo ma poi sono riuscita a trovare il divertimento anche interpretando quei ruoli. Certo che sono stata etichettata e questo mi ha irritata! La ricerca di ruoli anche minori in film più qualitativi è stata proprio un tentativo di dimostrare le mie indubbie qualità artistiche oltre a quelle fisiche, e lo dico senza falsa modestia. Ma incredibilmente quei film passavano inosservati. TOGLI LE GAMBE DAL PARAVREZZA di Franciosa o IL DIAVOLO NEL CERVELLO di Sollima o L'INVASIONE di Yves Allegret lo stesso COLPO DI STATO e altri ancora in cui ero presente con dei bei ruoli, sono passati senza lasciare traccia mentre invece il pubblico gradiva la commedia sexy e in questa mi hanno apprezzata. Che ti devo dire è andata così ma è andata bene comunque perché quei film mi hanno dato molto nel bene e nel male.

Dal 1972 si può dire che la tua carriera prende una svolta dando inizio al famigerato filone dei decamerotici (DECAMERONE PROIBITO, DECAMEROTICUS, RACCONTI DI VITERBURY,...). Come venivano accolti questi film dal pubblico? E come venivi accolta tu? Immagino che il clima sul set fosse molto vicino al tema affrontato dal film e quindi vi divertivate molto insieme.
- Un po’ tutti gli attori in quel momento venivano assorbiti in quel filone che imperversava! Si guadagnava bene e si lavorava tanto e ci si divertiva anche. Che tempi!!! Come venivano accolti dal pubblico? Beh si facevano per il pubblico! Ti dico solo che IL DECAMERONE PROIBITO di Carlo Infascelli che aprì la serie, fece un incasso incredibile e com’è noto gli attori ne beneficiano perché poi vengono molto richiesti e questo fu il mio caso. Film scollacciati, goliardici, ingenui per bocche buone, prodotti per un pubblico senza pretese ma che voleva divertirsi e vedere un po’ di nudi femminili. Sono state scritte tante tesi sugli italiani di quegli anni, e dove si è detto che quei film hanno contribuito alla liberazione dei tabù sessuali io ne ho fatto parte e di questo ne vado fiera.

Ci sono mai stati screzi tra le attrici sui vari set in cui hai lavorato? Tu personalmente andavi d'accordo con tutte?
- Screzi no, non direi ma un po’ di rivalità, antagonismo si, ma questo è normale!

Hai lavorato in film di diverso genere dimostrando di poterti adattare a qualsiasi ruolo. Ma c'è un genere a cui ti senti più legata e nel quale avresti voluto essere più utilizzata?
- Come spesso accade chi fa ridere vorrebbe fare film drammatici e viceversa. Io avrei soltanto voluto avere più opportunità nei ruoli, voglio dire che mi sarebbe piaciuto avere qualche ruolo più complesso, più articolato meno superficiale.

Come ti trovavi a lavorare nei thriller come IL DIAVOLO NEL CERVELLO di Sollima di cui hai parlato prima o in AMORE E MORTE NEL GIARDINO DEGLI DEI di Scavolini?
- In ogni film ho eseguito i ruoli che mi venivano affidati con professionalità ed è per questo che pur essendo etichettata come attrice di decameroni o commediole di basso profilo, ho comunque ottenuto ruoli a volte anche piccoli ma incisivi lasciando una traccia ancora oggi indelebile di bravura. Sia Sollima che Scavolini hanno guardato oltre affidandomi ruoli in cui la recitazione e la capacità di entrare nel personaggio era più importante dell’aspetto fisico, ma questa opportunità me l’ha data anche Salce in ALLA MIA CARA MAMMA NEL GIORNO DEL SUO COMPLEANNO addirittura imbruttendomi.

Dopo la parentesi di PROSTITUZIONE in cui interpreti una giovane che viene violentata da un branco in un ruolo decisamente serio, negli anni successivi il genere dei decamerotici inizia a perdere colpi e inizia un'altra fortunata serialità nel nostro cinema: la commedia sexy. Un tuo giudizio a riguardo di questo genere che ti ha sicuramente dato la possibilità di essere conosciuta dai più.
- Anche in PROSTITUZIONE il regista ha voluto l’attrice e non la presenza fisica, finalmente un bel ruolo drammatico, però in uno dei film che come ti dicevo prima per qualche motivo non era riuscito. La commedia sexy! Come si fa a non essere grata e fiera di aver partecipato a quel filone glorioso! Certo alcuni erano proprio di bassa qualità ma molto dipendeva anche dal regista oltre alla scarsità di mezzi produttivi! Ho partecipato in film come LA NIPOTE di Nello Rossati che è uno delizioso spaccato della provincia italiana degli anni ‘60/70 oppure IL VIZIO DI FAMIGLIA di Mariano Laurenti altro film cult, altri con Renzo Montagnani con cui si era creato un bell’ affiatamento lavorandoci spesso insieme o Gigi Ballista. Ma anche quelli ad episodi con Luciano Salce, Gino Bramieri, Aldo Maccione e tanti altri. Che giudizio vuoi che dia di qualcosa che mi ha dato la popolarità di cui ancora oggi raccolgo i frutti?

Fra tutti i registi con cui hai lavorato quale ha saputo esaltarti meglio?
- Quasi tutti i registi hanno fatto del loro meglio per valorizzarmi al massimo. Forse è più semplice dirti quelli che non ci sono riusciti ma non solo per loro colpa, forse i film erano già in partenza poveri di tutto. Ma posso dirti che sono grata innanzi tutto a Luciano Salce che mi ha dato la possibilità di interpretare ruoli in diverse tappe della mia carriera e che ho avuto anche come partner in altri film; ma tutti i registi, in qualche modo e nella possibilità che il ruolo offriva, hanno fatto del loro meglio per esaltarmi. Però un nome in negativo devo farlo: quello che mi ha mortificata di più in assoluto è Flavio Mogherini. Mi sono sempre pentita di aver accettato la partecipazione nel suo PER AMARE OFELIA e prima ancora, ma ero proprio all’inizio, ANCHE SE VOLESSI LAVORARE CHE FACCIO. Ecco lui è stato quello che di me non ha preso proprio niente e l’unica cosa che gli devo è aver conosciuto Pozzetto agli esordi con cui poi ho legato in una bella e divertente amicizia.

Per tutto il decennio dei 70 non stai ferma un momento e giri qualcosa come una trentina di film: tutto questo continuo lavorare era esclusivamente dovuto alla tua passione per il cinema o una parte anche dal fatto che nonostante avresti voluto avere un po' di respiro se ti fossi fermata rischiavi di perdere il treno?
- Ma che treno, ero nel vortice produttivo di quegli anni! E poi dovevo guadagnare per vivere la mia vita come volevo, volevo essere indipendente e senza vincoli di sorta. Siccome non ho mai avuto “santi in paradiso”, per scelta e anche perché non me ne sono capitati che facessero al mio caso perché in questo non sono mai stata di bocca facile, alle proposte di lavoro erano legati i guadagni. Forse questo è stato il problema perché pur volendo stare in attesa di occasioni migliori, intanto dovevo lavorare non solo per passione ma anche per denaro.

Da ARRIVANO I GATTI del 1980 al tuo ritorno al cinema (anche se per la RAI) passano circa dieci anni: cosa hai fatto in quel lasso di tempo?
- Questo in parte te l’ho detto all’inizio della nostra conversazione, comunque ARRIVANO I GATTI ha segnato il fermo e penso che tu lo sappia. Sono stata vittima di un incidente mentre giravamo il film e mi è andata bene ma mi sono bloccata per due anni. Da lì è iniziato un periodo di riflessione in cui ho capito che il cinema e il suo mondo stava cambiando e che il salto diciamo “qualitativo” non sarebbe arrivato, e ho maturato l’idea che era un periodo che si stava chiudendo e così ho iniziato a sperimentarmi su altri fronti. Innanzi tutto la bella esperienza teatrale con Mario Scaccia per un anno, poi radio con tanti programmi per la Rai, e ancora regia e ideazione di documentari, e oggi organizzazione di eventi cinematografici e tanto tempo per me, per gli amici, per i miei animali e le cose che amo. Non mi sembra poco no?

Qual è il tuo rapporto col teatro? Tra questo e il cinema qual è la tua reale dimensione, dove ti trovi meglio a lavorare e perché?
- Ho fatto due belle esperienze teatrali con Fiorenzo Fiorentini e Mario Scaccia, e devo dire che un po’ mi sono pentita di non averci investito di più prima, perché il teatro è una espressione artistica tutta sua, molto diversa dal cinema e io vi ero anche molto portata. Ma il lavoro dell’attore di teatro è un mestiere molto duro e poco remunerativo e per il motivo già espresso non ne ho fatto più di quanto avrei dovuto.

E con la televisione?
- Non mi interessa anche se ho partecipato con un ruolo da protagonista nel IL CASO REDOLI un film per Rai 1 ed alcune interpretazioni di personaggi storici nell’ambito del programma di Osvaldo Bevilacqua SERENO VARIABILE, la televisione non è stata un’esperienza esaltante e soprattutto mi piace pochissimo anche guardarla, preferisco internet.

Hai lavorato anche in radio. Che esperienza è stata?
- In radio mi sono sperimentata in qualcosa di veramente nuovo per me. Arrivare alla gente attraverso la voce senza la distrazione dell’immagine. Lì alla gente devi far arrivare qualcosa che niente ha a che fare con l’aspetto che hai, ma sono le cose che dici e quello che tratti che deve incidere. Le trasmissioni che più ho amato sono quelle dedicate agli animali e alle tematiche ambientali ma anche le notti di radio due con i più svariati temi e con l’ausilio delle telefonate del pubblico sono state una bella esperienza.

A oggi come giudichi il cinema italiano? C'è spazio per chi vorrebbe emergere?
- Il cinema italiano oggi è un cinema che sta un po’ risalendo rispetto a qualche anno fa. Certo si producono poche cose, troppi sono i film rivolti ad un pubblico di giovani, molti sono televisivi, si sperimenta poco e soprattutto sono morti i generi e i produttori che rischiavano. Oggi si va sul sicuro con i soldi di Mediaset o della Rai, di Procacci ce n’è uno. In quanto ai giovani, oggi emergere credo sia molto più faticoso di quanto era negli anni del mio cinema... c’è una concorrenza troppo spietata.

Facendo un bilancio della tua carriera puoi considerarti soddisfatta?
- Sì sono soddisfatta di come è andata tutta la mia vita. Sono una persona che si ritiene molto fortunata e che della propria vita ha fatto quello che voleva... almeno in questa, forse nella prossima proverò altro. La vita è breve per fare tutto quello che una come me vorrebbe fare perciò questa tappa è andata così.

Ti emozioni ancora nel tuo lavoro?
- Il lavoro che faccio oggi continua ad essere una sfida, perciò più che emozionarmi mi esalto quando riesco a portare avanti un progetto a cui tengo. E’ una mia creatura e ovviamente sono felicissima quando riesco a realizzarla.

Cosa mi dici della tua passione per gli animali? Cosa ti lega a loro?
- Innanzi tutto il rispetto per tutta la vita giacché nella vita oltre agli umani ci sono gli animali ma anche le piante... insomma tutto ciò che è vita. Io sono profondamente innamorata del pianeta in cui ho avuto la possibilità di vivere e di conseguenza tutto ciò che ne fa parte per me è meraviglioso e degno d’amore e di rispetto. Gli animali, quelli domestici, cani e gatti, sono i compagni del mio viaggio con cui ho sempre condiviso la mia esistenza e anche a loro sono grata per avermi fatto meglio comprendere cos’è l’Amore incondizionato.

Hai organizzato una manifestazione del cinema italiano di genere anni 70: ritieni che quello sia stato un decennio ricco per quanto riguarda il nostro cinema?
- Si ITALIA (DE)GENERE è la mia rassegna, vuole essere infatti il mio omaggio personale ad un cinema che non c’è più... è parte della nostra storia passata.

Perché secondo te in Italia nessuno vuole fare più il cinema di genere mentre in altri paesi, come la Francia, si finanziano film di quel tipo? Perché da noi i produttori ci propinano sempre lo stesso tipo di film soprattutto nel periodo natalizio?
- E’ un’analisi che non sono in grado di fare. Penso che un po’ di generi sono stati assorbiti dalla televisione con le varie serie, e i film natalizi a cui tu ti riferisci sono operazioni prettamente commerciali studiate a tavolino, portano a chi li produce soldi sicuri infatti incassano perché il pubblico li gradisce. Sono spaccati di una società mediocre, superficiale, volgare e chiassosa a cui purtroppo apparteniamo.

Potremo mai uscire da questa mediocrità o ci dobbiamo rassegnare ad affondare finché ci saranno personaggi dello showbusiness con la mente ottusa?
- Beh queste considerazioni forti le hai fatte tu. Io penso che è un evoluzione naturale. Oggi c’è la TV con i suoi modelli che detta legge su tutto, entra con violenza nelle nostre case condizionandoci e orientando i nostri gusti nella direzione che più fa comodo allo strapotere di chi ci vuol far inghiottire qualsiasi cosa. Siamo consumatori senza un’anima ma facilmente ipnotizzabili. Il vero “Grande fratello” di Orwel non sono immagini che ci arrivano dalla Tv in bianco e nero desolate e tristissime ma sono a colori sgargianti con pajettes e lustrini con pacchi da aprire pieni di soldi. Bisogna pensare ad un periodo felice passato che è finito e non tornerà e che il posto è stato e sarà preso da qualcosa di diverso. Il modo di intrattenere il pubblico è cambiato e cambierà ancora e di conseguenza quello che c’è è anche espressione di un evoluzione o involuzione come preferisci, culturale a cui apparteniamo.

Vuoi aggiungere qualcosa che non ti ho chiesto ma di cui vorresti parlare?
- No, penso che c’è un po’ di tutto, anche se in modo succinto visto che si tratta di un intervista e non di un libro.

Per saperne di più visitate il sito di Orchidea De Santis.

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Elenco Interviste

+ 19. Orchidea De Santis

+ 18. Liu Bosisio

+ 17. Barbara Magnolfi

+ 16. Nina & Ai

+ 15. Stefano Bessoni

+ 14. Davide Pulici

+ 13. Marco Dimitri

+ 12. Ivan Cattaneo

+ 11. Don Backy

+ 10. Luca Cirillo

+ 09. Enzo G. Castellari

+ 08. Isabella Santacroce

+ 07. Dardano Sacchetti

+ 06. Antonio Bido

+ 05. Marco Cortesi

+ 04. Roger Fratter

+ 03. Alda Teodorani

+ 02. Simona Brancati

+ 01. Cesare Canevari




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*Inserita l'intervista all'attrice ORCHIDEA DE SANTIS

* Inserita l'intervista a LIU' BOSISIO

* Inserita una nuova intervista a IRENE GIORDANO

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* Inserita la nuova produzione NINA CRAZY SUICIDE GIRL-LE PRIGIONIERE DI SATANA

* LE PRIGIONIERE DI SATANA in post-produzione

* TOHORROR: i risultati dei concorsi

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